Hai ragione, Martayensid: nonostante il tuo ritardo cronico a leggere, io ho ritardato ancora più di te a scrivere. Sorry. Riparo subito con la seguente
Quinta puntata
“Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele” (Is 7,14)
La capanna
Quando vediamo la rappresentazione della nascita di Gesù, la prima cosa che colpisce è la capanna o grotta. Di solito è quella curata nei minimi dettagli, è il pezzo grosso di tutta l’opera. Al suo centro c’è Gesù Bambino. Per Lui è fatto tutto il resto.
Egli non è un uomo nato dalla terra, è un dono del cielo; nato per opera dello Spirito Santo, nel grembo di Maria che, insieme a Giuseppe, ha saputo accettare il progetto di Dio col suo “SI”.
Vediamo Gesù piccolo, povero, nudo e questa è la condizione che Lui sceglierà sempre per la sua vita, fino a morire abbandonato e povero sulla croce.
Gesù avrebbe potuto scegliere gli agi, il potere di comandare, bastava che facesse un fischio e tutti gli sarebbero andati dietro, ma ha scelto la strada del servizio, sempre, fino alla fine.
Questo è il progetto di Dio che si manifesta in Gesù: l’uomo vale per quello che è, non per quello che ha. L’uomo è figlio di Dio, qualunque sia il colore della sua pelle, la sua età, la sua condizione sociale o culturale, maschio o femmina, piccolo o grande.
Il cristiano è colui che si impegna a rispettare tutti, a combattere contro ogni forma di ingiustizia, di razzismo, di discriminazione; è colui che lotta perché il mondo sia migliore.
E’ di questo progetto, oggi più che mai, che il mondo ha bisogno; ogni progresso e ogni miglioramento che la storia ha conosciuto sono scaturiti da persone che hanno abbracciato questo progetto fino all’estrema conseguenza: essere “crocifissi” come Gesù.
La cometa, i Magi e Erode
Essa ci dice che Gesù è
Ed è così: ogni volta che l’uomo ha messo da parte Gesù e ha voluto camminare da solo, ha camminato ad occhi chiusi, nel buio, nella tragedia. Così siamo stati capaci di imprese quali il colonialismo, il nazismo, il comunismo… per un motivo o per un altro, senza Gesù l’uomo ha potuto credere di poter sopprimere e annullare un altro uomo.
Ma il cristiano è colui che, come i Magi, da saggi, lascia la sua “terra” e si mette in cammino seguendo la scia di luce che porta alla Verità.
Gli stolti, invece, quelli che procurano stragi e rovine, rimangono chiusi nel loro palazzo , come fa Erode. Egli rappresenta quelli che, circondato dai suoi compari (i sacerdoti e gli scribi del tempo), invece di servire Dio, vogliono servirsi di Dio e in Suo nome , infastiditi da quella luce, divenuti ciechi, combattono spietatamente Gesù.
I pastori e le pecore
I pastori e le pecore non sono nominati nei Vangeli dell’Infanzia come accessori; essi hanno il compito di trasmettere un messaggio: Gesù è il buon pastore che dà la vita per le sue pecore.
Ma i pastori rappresentano anche gli umili e i poveri di ogni tempo che, non avendo tappato gli occhi da pregiudizi e da ingiustizie, accolgono l’invito degli angeli ; rappresentano coloro che, anche oggi, fanno proprio l’invito di Gesù a “lavarsi i piedi a vicenda”, ad aiutarsi, a mettersi a disposizione di chi ha bisogno di aiuto. “Come ho fatto io fate anche voi” ci dice Gesù.
Gli angeli
Nella Natività si può cogliere un parallelismo con il Calvario: entrambe, infatti, ci annunciano
Sin dall’inizio hanno cercato di far “fuori” Gesù, facendolo nascere fuori dalla città, in una stalla. Poi sarà crocifisso fuori le mura della città di Gerusalemme. Essi sono ciechi e non vedono la luce. Ma i pastori annunciano, di bocca in bocca, che è nato il Salvatore. Come il centurione, ai piedi della croce annuncia: “Egli è veramente il figlio di Dio”
Gli angeli ci dicono che per chiunque accetti il progetto di Gesù di seguirlo, fino alla croce, tra le mille difficoltà, le mille sofferenze, sopra di lui c’è tutto un cielo a far festa.
...e il centuplo quaggiù.
Io sono cristiana cattolica convinta. Lo sono dall'età di 14 anni quando, per la prima volta, ho fatto una cosa senza prima chiedere il permesso a mia madre: mi sono iscritta ad un corso per diventare catechista. La mia famiglia non si poteva proprio dire cattolica convinta, mia madre, si, aveva avuto un'educazione cattolica tradizionale, andava a Messa, ma se le chiedevi chi erano gli evangelisti, di sicuro non ti avrebbe saputo rispondere; mio padre era un anticlericale, ce l'aveva con i preti e in chiesa ci andava solo quando c'era qualche cerimonia particolare di famiglia (tipo battesimi, matrimoni e simili).
Da adolescente lottavo con i miei compagni di classe perchè rispettassero le mie idee, mentre con i compagni in parrocchia facevo le esperienze più belle della mia vita, compresa quella di aver incontrato l'amore che ancora vive forte, dopo 28 anni. Solo da giovane adulta, insieme al mio ragazzo, abbiamo deciso di scriverci alla facoltà teologica, perchè quello che sapevamo non ci bastava più, e questo mentre eravamo iscritti alla Facoltà di Scienze Biologiche al Federico II di Napoli. Poi è arrivato l'insegnamento di religione, inaspettato, ma accolto come un grande dono dal cielo di cui non sarò mai stanca di essere grata, mentre ero responsabile diocesana del settore giovani di Azione Cattolica.
Dopo ci siamo sposati e sono arrivati i due tesori della mia vita. Con i figli il mio impegno in parrocchia è diminuito fino a diventare assente: la mia chiamata si dispiegava su altri fronti, la famiglia in primis, il lavoro poi, e, ritengo, che riuscire ad essere una buona moglie, una madre attenta e una professionista appassionata, è vivere a piene mani la tua chiamata di cristiano. Negli intervalli di tempo, tra una cosa e l'altra ho fatto altre mille cose e.... sono cresciuta.
Chi mai ha detto, dove, che il cattolico è solo chi va tutti i giorni in chiesa, dedica tutto il suo tempo alla preghiera dimentico della vita sociale e degli affetti terreni? Chi può dedicare la sua vita a questo è da lodare, ma grazie Dio, egli ci accetta come esseri umani, dedichi alla vita di tutti giorni, come persone che fanno semplicemente il proprio dovere vivendo nel suo amore. Cosa mi guadagno? Io credo nelle promesse di Gesù, mi guadagno la vita eterna, ma sicuramente anche il centuplo quaggiù, un centuplo fatto di gioia, di amore, di una vita che non smette mai di traboccare di speranza, anche nelle prove più difficili, fatto di una famiglia sana, di due figli fantastici che anche se mi fanno disperare dalla mattina alla sera, mi dicono che i loro genitori non li cambierebbero mai...
Se potessi ricominciare, è questa vita che vorrei...
QUARTA PUNTATA
ADESSO… BIBBIA(II)
I Vangeli dell’infanzia
Per introdurci alla comprensione della figura di Gesù nei Vangeli (v. unità precedente), bisogna essere in possesso di una chiave di lettura.
Partiamo, a tal fine, dai cosiddetti “Vangeli dell’infanzia”, ossia i capitoli 1 e 2 di Matteo e Luca.
In essi, ciò che salta subito agli occhi è il fatto che tutto annuncia con chiarezza che Gesù è il Figlio di Dio. Le stelle, gli angeli, i Magi, le profezie di Simeone e Anna, le stesse genealogie di Mt e Lc (anche se in modo difficile da comprendere) : tutto porta a compimento il progetto di Dio per il popolo Ebreo (Mt) e per l’umanità intera (Lc).
Dopo questi eventi, dopo il battesimo nel fiume Giordano, la vita di Gesù scorre in modo più “normale”.
Perché nei Vangeli dell’infanzia questi eventi sono così enfatizzati?
Bisogna ricordare che essi sono stati scritti in un secondo momento e interpretati alla luce della passione, morte e resurrezione di Gesù: solo sotto questa luce assumono il loro splendore e significato.
Gesù è la luce del mondo e tutto il mondo verrà a Lui.
Matteo scrive verso l’anno 85 d.C. ad una comunità probabilmente formata da giudeo-cristiani e pagano-cristiani.
Il genere letterario da lui usato è il Midrash col quale non si intende fare una semplice cronologia dei fatti, ma una storia reinterpretata alla luce della fede in Dio. Questo per ridare al Messia di Israele ed al Figlio di Dio quella missione e gloria che i suoi connazionali non avevano saputo riconoscergli e tributargli adeguatamente nella grotta di Betlemme e nell’umile dimora di Nazareth.
Matteo, pertanto, presenta i fatti di Gesù bambino non tanto a parole sue, ma con quelle degli antichi personaggi presenti nei libri sacri.
Nel suo Vangelo, quindi, va colta la dottrina teologica. Alla luce di questa premessa, i primi due capitoli del Vangelo di Matteo appariranno ricchi di riflessioni teologiche.
Possiamo dire, infatti, che in essi Matteo ha compiuto le stesse riflessioni teologiche sulla futura vita, passione e morte di Gesù che Giovanni ha fatto nel Prologo, in modo più adatto al procedere semitico.
Il Vangelo di Luca è il “Vangelo del discepolo” di Cristo, di colui, cioè, che ha iniziato a seguire Cristo e vuole continuare a seguirlo nonostante tutto.
Luca fa un resoconto approfondito dei fatti della vita di Gesù attingendo sia dagli apostoli, che da coloro che sono stati testimoni oculari e auditivi, sia da Marco, sia da una fonte comune con Matteo, la cosiddetta “Fonte Q”.. Inoltre, egli è stato compagno di viaggio di Paolo, come si evinge dagli Atti degli Apostoli scritti da lui medesimo.
Luca è l’unico evangelista che, oltre ai fatti, ne descrive anche l’ambiente psicologico.
Il suo scritto, databile dopo il 70 e composto in greco, era indirizzato ad una comunità cristiana di origine pagana, come chiaramente riscontrabile dal fatto che eviti accuratamente di riportare espressioni o episodi che potrebbero offendere la sensibilità dei suoi lettori; anche termini che negli altri vangeli vengono riportati in ebraico, qui sono utilizzati nella traduzione greca.
Anche il “Vangelo dell’infanzia” di Luca, come quello di Matteo, va letto seguendone una interpretazione teologica e spirituale.
A questo punto sembra d’obbligo la domanda:
Fino a che punto i primi due capitoli di Mt e di Lc sono storia o storicizzazione?Dove si ferma la storia senza però sminuire la storicità dei Vangeli?
Dal confronto di Mt con Lc, si evinge che le linee essenziali della storia sono salve. Per entrambi, infatti:
- Gesù nasce da Maria e Giuseppe;
- La nascita avviene a Betlemme, città di Davide;
- Avviene sotto il regno di Erode, noto per la sua crudeltà nel difendere le prerogative regali
Sono condivisibili, dunque:
- la strage degli innocenti;
- la fuga in Egitto;
- il ritorno in Palestina, dopo la morte di Erode.
Per quanto riguarda il resto, l’annuncio dell’angelo, Gesù concepito da Maria Vergine per opera dello Spirito Santo, fa parte della nostra fede: se crediamo che Gesù è morto e risorto per salvarci, non ci dovrebbe risultare difficile credere anche che Dio interviene in modo soprannaturale fin falla sua nascita.
L’importante è non avere atteggiamenti estremisti. Penso che si possa condividere, a tal proposito ciò che afferma lo studioso E. Peretto:
« Alla luce della critica più attenta, le soluzioni estreme appaiono le meno probabili, tanto più che su alcuni dati fondamentali, anche la storia profana dà il suo contributo, la quale storia non può essere accusata di tendenziosità e di perseguire finalità religiose. Nella valutazione storica è necessario distinguere la realtà sulla quale l’autore chiede di essere ascoltato, e le modalità della descrizione o addirittura le interpretazioni della realtà ».
L'uomo che non deve chiedere scusa mai
Stamattina, come tutte le mattine, ho acceso la TV per ascoltare il notiziario.
In un'intervista, un personaggio noto a molti italiani ha dichiarato che lui non ha mai chiesto nè chiederà mai scusa. La parola "scusa" non fa parte del suo vocabolario.
Mi è venuto da pensare alla frequenza che cui usiamo chiede scusa in casa mia.
Penso che chiedere scusa vuol dire ammettere i propri errori, piccoli o grandi che siano; vuol dire darsi la possibilità di rivedersi e di migliorarsi; vuol dire permettere all'altro di poterci accettare con i nostri limiti e i nostri difetti.
Ma chi non chiede mai scusa, è perfetto?
Terza Puntata (ex Unità)
SULLA VIA DI GESU’
Dunque, abbiamo un progetto da scegliere. Il progetto che Dio propone si rivela pienamente in Gesù Cristo. Con i personaggi biblici dell’Antico Testamento fin qui incontrati, Abramo, Mosè, Davide e altri, ci sono sempre rimasti dei punti oscuri da capire del progetto di Dio sugli uomini. Con Gesù, invece, tutto diventa trasparente.
Ecco perché, per conoscere il progetto di Dio bisogna conoscere Gesù, incontrare Gesù. E vivere da cristiani vuol dire seguirlo.
Questo non è per niente facile: siamo continuamente attratti e lusingati dalle proposte che ci vengono dalle altre prospettive di vita. Sono le stesse tentazioni che Gesù ha subito nel deserto (Mt 4,1-11). Ma come Lui, anche noi possiamo vincerle.
Gesù è colui che ci rivela il Padre: “Io sono la luce del mondo”(Gv 8,12) ; chi non lo accoglie è come colui che cammina nelle tenebre, nel buio. Gesù annuncia e vive in prima persona il progetto di Dio. La sua morte Gesù riassume in modo eccezionale la sua scelta: vivere non per sé, ma per gli altri.
Gesù non ci manda soli nel mondo, cammina insieme a noi, ci guida e ci aiuta.
Ma Gesù, allora come oggi, non ha mai imposto niente a nessuno, Egli è l’uomo del “SE VUOI”; Egli, come dice l’Apocalisse, STA ALLA NOSTRA PORTA E BUSSA (Ap 3,20) e poi aspetta pazientemente che gli andiamo ad aprire.
Il cristianesimo, quale scelta di vita che Gesù ci propone, è qualcosa che “aggiunge”, non che toglie, è un continuo “Si”, non un elenco di “No”.
Ma il cristianesimo è anche croce. Tutti sanno che dietro ad ogni “si”, si lasciano una schiera di “no”, qualunque sia e a qualunque cosa sia questo “Si”. Se oggi a pranzo scelgo di mangiare fettuccine al ragù, io avrò rinunciato a tantissime altre pietanze, ma scelgo queste, perché sono quelle che gradisco di più. Io rinuncio attraverso le mie scelte e non viceversa. Io non mangio le altre cose perché ho scelto questo piatto, non perché non mi resta altra scelta. Si impara a dire “no”, dunque, attraverso i “si”.
RIFERIMENTI BIBBLICI CONSIGLIATI
Mt 1,1-25; 2,1-23
Lc 1,5-80; 2,1,52
C'è in giro per i blog della gente che viene solo per dire il contrario di quello che si dice, in modo provocatorio e saccente. Sono pochi, in verità, perchè ho il forte sospetto che si tratti sempre delle stesse persone che cambiano il nome spacciandosi per altri. Tanto chi può provarlo? (gli IP registrati?)
Questi soggetti quasi mai hanno un indirizzo e spessissimo, se ce l'hanno, non hanno un blog, così passano il tempo a cercarsi quelli da attaccare e criticare.
Ora, dico io, perchè non si aprono un blog tutto loro dove poter dire quello che pensano, così andiamo anche noi da loro e li importuniamo un po', visto che questo è una cosa che piace loro tanto, ma proprio tanto.
Questa gente arriva prevenuta, prendendo per scontato che sei un ignorante, un bigotto e un intollerante e vuole a tutti i costi insegnarti:
a) a vivere
b) a leggere
c) a capire
d) a ragionare
e) ad essere altruista e "buono"
f) ad abbandonare la religione perchè superstizione e fanatismo
g) a dire cosa devi pensare e cosa devi dire
h) cosa devi fare per essere veramente libero e felice.
Il più delle volte queste persone si dichiarano atee, o contro la religione, o "fuoriusciti dal sistema".
Io mi chiedo ancora, rispetto a noialtri illusi, perchè continuano a venire a commentare? Avranno bisogno di qualcosa? Cercano di autoconvincersi che sono nel giusto confutando la nostra certezza di felicità?
NO????
E perchè, allora? Illuminatemi